Palermo (Sicilia) - Barcellona (Catalogna)
Influenze Reciproche
Sant Jordi 2025 tenutosi durante “La Via dei Librai” a Palermo il 26 Aprile 2025
VIDEO DELL' EVENTO
Signore e signori,
È con grande piacere che mi rivolgo a voi come Delegato del Governo della Catalogna in Italia per ringraziarvi della vostra presenza a un evento che vuole rafforzare lo speciale legame che unisce due importanti regioni del Mediterraneo: la Sicilia e la Catalogna. Pur essendo geograficamente distanti, queste terre hanno condiviso una storia millenaria ricca di scambi culturali, commerciali e, in alcuni periodi, anche politici. Entrambe, inevitabilmente legate a un mare che è stato culla di civiltà, hanno ricevuto diverse influenze, dai greci ai romani, dagli arabi ai normanni, disegnando identità uniche e ricche di sfumature.
Questa stratificazione storica si manifesta oggi nella vivacità delle loro città, nella ricchezza del loro patrimonio artistico e architettonico e nella profondità delle loro tradizioni popolari e gastronomiche. Il dialogo tra Catalogna e Sicilia non è solo un ricordo del passato, ma una realtà viva e dinamica. Oggi, i nostri territori sono protagonisti nel contesto europeo e mediterraneo, condividendo sfide e opportunità legate all’innovazione, al turismo sostenibile, alla valorizzazione delle risorse naturali e alla promozione della diversità culturale.
Proprio per parlare di cultura, da un’ottica ampia, siamo qui, a Palermo, in questo magnifico contesto del chiostro della Facoltà di Teologia. Grazie alla bellissima iniziativa della Via dei Librai, con cui collaboriamo già da tre anni. Una “Via” che ci ricorda tanto la nostra “Diada de Sant Jordi”, un giorno in cui le nostre città si riempiono di bancarelle di libri e di rose in omaggio a una leggenda che unisce cultura e identità.
Quest’anno, la nostra collaborazione con Palermo si è felicemente ampliata con la partecipazione generosa dell’Associazione Sicilia-Catalogna, che ringrazio di cuore per tutto l’aiuto e la disponibilità. Un’entità che, come ben dice il suo nome, lavora disinteressatamente per approfondire ancora di più i legami tra le nostre terre. Un sincero ringraziamento al Dott. Franco Marsala, presidente, per la sua inestimabile collaborazione, così come quella di tutti gli associati. Non posso dimenticare il corrispondente catalano dell’associazione, l’amico Jaume Forés, che, pur non potendo essere presente oggi qui con noi, ci ha dato un prezioso aiuto.
Vorrei ringraziare, per concludere, i partecipanti alla tavola rotonda, che porta un titolo che dice già tutto: “Palermo (Sicilia) – Barcellona (Catalogna): Influenze reciproche”, dove si parlerà delle affinità tra le nostre terre: dell’impronta che ha lasciato il culto della Madonna di Montserrat, la nostra “Moreneta”, Patrona della Catalogna, in Sicilia, e delle somiglianze che accomunano e dei segreti che nascondono la nostra “Boqueria” barcellonese e la vostra “Vucciria” palermitana.
Credo fermamente che la collaborazione tra Catalogna e Sicilia, a tutti i livelli, possa rappresentare un modello di sinergia tra regioni europee, capaci di preservare la propria identità unica pur lavorando insieme per un futuro di prosperità e di pace nel nostro comune spazio mediterraneo.
Grazie mille!
Signore e Signori,
oggi è un giorno speciale. Non solo perché celebriamo Sant Jordi, la festa del libro e della rosa, ma perché lo facciamo in un luogo – Palermo – che da secoli è crocevia di culture, popoli e visioni.
Come Presidente dell’Associazione Culturale Sicilia-Catalunya, sono profondamente orgoglioso di vedere realizzato questo momento di confronto e condivisione. La tavola rotonda “Palermo – Barcellona: Influenze reciproche” ci invita a scavare nella storia per riscoprire radici comuni. I contatti tra Sicilia e Catalogna non sono un fatto recente.
Basti pensare alla dominazione aragonese, che ha lasciato tracce profonde nel nostro lessico, nella nostra architettura, perfino nei nostri codici giuridici. Il Palazzo dei Normanni conserva ancora decorazioni gotico-catalane; e nelle chiese di Palermo risuonano echi mariani che ci riportano a Montserrat.
Ma al di là della storia, ciò che ci unisce oggi è uno spirito comune: il desiderio di affermare l’identità attraverso la cultura. Palermo e Barcellona sono due città fiere, creative, accoglienti, che hanno sempre fatto della diversità una ricchezza. In entrambe, la letteratura ha saputo raccontare il senso di appartenenza e di resistenza, la forza del popolo e la memoria collettiva.
Celebrare Sant Jordi qui, in seno alla Via dei Librai, significa portare il respiro della Catalogna nel cuore pulsante della Sicilia. E significa anche rilanciare un messaggio forte: la cultura non ha confini. Le idee viaggiano, si contaminano, si traducono. E proprio nella traduzione, nella relazione, nasce qualcosa di nuovo.
Ringrazio di cuore la Generalitat de Catalunya, il Delegato del Governo catalano in Italia, il comitato della Via dei Librai, e tutti gli studiosi, autori e cittadini che oggi, con le loro parole, nutrono questo ponte tra le nostre terre.
Concludo con un auspicio: che questa collaborazione diventi sempre più stabile, fertile e visibile. Che Palermo e Barcellona continuino a parlarsi – con i libri, con la musica, con l’arte e con il cuore.
Gràcies, grazie e buona festa del libro e della rosa a tutti!
Non posso che partire dal fatto che ieri abbiamo festeggiato il 25 aprile, giornata della liberazione dal fascismo in Italia. Questo perché le condizioni in cui oggi si trovano questi due territori, il loro livello di autonomia, la loro aspirazione alla indipendenza derivano certamente dalla loro storia plurisecolare, ma trovano un punto di svolta decisivo a partire dalla sconfitta di due dittature: quella franchista in Spagna e quella fascista in Italia.
La dittatura franchista, più duratura di quella fascista, ha inciso in modo estremamente pesante sulla autonomia Catalana, reprimendola già dal 1936 e abolendola del tutto con l’occupazione militare della Catalunya ultimata nel 1939.
Ma oltre alla totale abolizione di ogni autonomia il governo franchista iniziava un “sistematico genocidio culturale” per eliminare ogni segno di ciò che poteva essere considerato separatista. Non solo le idee sull’autogoverno, bensì anche: la lingua, i simboli identitari di ogni tipo (bandiere, inni, monumenti, musica, toponomastica, etc.), le istituzioni civiche e professionali. Questo ci ricorda quello che avvenne in Sicilia dopo il suo violento assoggettamento alla monarchia sabauda nel 1860.
La Generalitat veniva quindi costretta all’esilio in Francia e soltanto dopo la morte del dittatore Franco, con il governo di Adolfo Suárez González si poté ritornare ad un minimo di autonomia.
Suárez prese accordi con l’ultimo leader catalano “legittimo”, il Presidente de la Generalitat en el exilio, Josep Tarradellas i Joan, per far “ripartire” l’autonomia catalana, in forma provvisoria, fino al completamento della nuova Costituzione per il Reino de España. Ed infatti, l’Artícolo 2 della Constitución española del 1978, dopo aver statuito la “unità indissolubile della Nazione spagnola […] riconosce e garantisce il diritto all’autonomia delle nazionalità e delle regioni che la compongono […]” Così le autonomie, non solo Catalana ma anche basca e galiziana raggiungevano il rango costituzionale e venivano saldate, in qualche modo, al sistema democratico.
Parallelamente, la Sicilia e i siciliani subirono tremende conseguenze dall’instaurarsi della dittatura fascista nel proprio territorio, dittatura che fu osteggiata fin da subito dai gruppi di gruppi sicilianisti. Come non ricordare Antonio Canepa, fondatore del primo nucleo dell’Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia (E.V.I.S.) e l’opuscolo del 1942 “La Sicilia ai siciliani” firmato con l’alias Mario Turri.
Oggi è doveroso citare anche i tantissimi siciliani che parteciparono alla resistenza in Italia e tra questi mi piace ricordare Placido Rizzotto, partigiano, sindacalista ed eroe dell’antimafia vera, che fu rapito e ucciso a colpi di pietra per avere sfidato il potere dei proprietari terrieri e della mafia.
Ma il fascismo fu anche responsabile dei lutti e delle distruzioni della seconda guerra mondiale che in Sicilia furono devastanti. Basti ricordare che in tre anni di guerra la Sicilia subì centinaia di bombardamenti aerei. Le vittime civili furono oltre 6.000 e pesantissimi i danni agli edifici e alle infrastrutture. Nella sola città di Palermo 30.000 feriti dichiarati ufficialmente fra la popolazione civile e 2.123 morti. La guerra non venne combattuta in un posto lontano, ma dentro casa. Donne, uomini, anziani, bambini furono massacrati nelle loro case, per strada o dentro i rifugi sotto terra.
Ecco perché è importante ricordare il 25 aprile!
La sconfitta del fascismo consentì la rinascita politica dell’indipendentismo. Gli indipendentisti si presentarono agli avamposti anglo-americani con la bandiera siciliana e il fatidico motto dei Vespri “ANTUDO” e si prodigarono a fornire assistenza, a farli accogliere benevolmente, e a rendere rapida e facile l’avanzata, mentre spiegavano le loro rivendicazioni e domandavano supporto.
Per l’arrivo degli Alleati a Palermo, verso il 22-23 luglio, il Comitato
per l’Indipendenza Siciliana fece trovare la città tappezzata di
manifesti inneggianti all’indipendentismo: “Il popolo siciliano chiede
agli alleati la costituzione di un governo siciliano provvisorio, al fine
di predisporre ed attuare un plebiscito, purché si dichiari decaduta la
monarchia sabauda in Sicilia … e la Sicilia sia eretta a Stato Sovrano,
indipendente, a regime repubblicano”.
L’illusione di un appoggio degli U.S.A. agli indipendentisti ebbe vita breve e nell’aprile del ’44, il governo degli Stati Uniti chiarì definitivamente che considerava il separatismo siciliano come un movimento eversivo, diretto contro gli alleati, contro l’Italia e contro la stessa Sicilia.
A quel puntò la battaglia per l’indipendenza si inasprì e divenne anche lotta armata con l’EVIS, sebbene per un breve periodo, ed anche disubbidienza civile con il movimento “nun si parti”. Il 17 giugno 1945, l’assassinio di Antonio Canepa, determinò l’inizio della fase conclusiva della lotta armata.
Intanto, sul fronte dell’autonomia, il Progetto di Statuto Speciale
veniva inviato ad una Consulta Regionale, nominata dalla Presidenza
del Consiglio dei Ministri il 31 gennaio del 1945. Iniziò da lì il percorso che avrebbe portato il 15 maggio del 1947 all’approvazione dello Statuto Speciale della Regione Siciliana, che con molte ambiguità ancora irrisolte, sancì il patto tra la Repubblica Italiana e la Regione Siciliana.
Ecco perché è importante ricordare il 25 Aprile. Solo la democrazia può assicurare l’agibilità politica non solo dell’autonomismo ma anche dell’indipendentismo.
Ecco perché è indispensabile tutelare la democrazia e utilizzare i suoi strumenti a cominciare dal voto. Combattiamo l’astensionismo a cominciare dall’appuntamento del 8 e 9 giugno per i referendum. Io voterò SI, ma l’importante è ANDARE A VOTARE!
Il legame tra Sicilia e Catalunya si radica fortemente in una storia condivisa che parte dal 1282, con l’investitura, da parte del parlamento siciliano, di Pietro il Grande, Pere el Gran, a re di Sicilia col nome di Pietro I, in concomitanza e in stretta relazione con la Rivoluzione del Vespro che avrebbe dato il via alla cacciata degli Angioini dall’isola.
Ancora più importante è il legame che si stabilisce con la figura di Federico, figlio di Pietro e di Costanza di Sicilia, a sua volta figlia di re Manfredi di Sicilia, “Un grande sovrano per un grande popolo” come lo definì il professore Corrado Mirto, o “un re da leggenda” come lo definì Rafael Olivar y Bertrand, fine conoscitore della Storia dell’isola.
Profondamente legato alla Sicilia e al Popolo Siciliano, riprese la guerra del Vespro e fu in prima linea nella drammatica battaglia navale di Capo d’Orlando; fu buon legislatore e promulgò testi assolutamente innovativi per il Medioevo, con garanzie costituzionali che andavano dal rispetto di ben precisi doveri, per i reggenti, all’obbligo di convocare il Parlamento siciliano almeno una volta all’anno, nel giorno di Tutti i Santi, alla tutela dei beni dei condannati.
A figure catalane vennero da subito conferite le principali responsabilità militari e di governo dell’isola, con l’avvio di quegli interscambi, innanzitutto culturali prima ancora che commerciali o economici, che profonde affinità avrebbero lasciato già a livello linguistico, nella toponomastica come nel lessico quotidiano, facilitate dalle comuni radici latine.
Non meno importanti furono le influenze e le conseguenti affinità a livello architettonico, con linee gotico-catalane ancora oggi riconoscibili in molti centri e soprattutto a Palermo e Siracusa.
A livello di cultura gastronomica, la cucina mediterranea è un elemento di forte connessione, con l’uso di ingredienti semplici come olio d’oliva, pomodori, pesce, frutti di mare, agrumi. Il condiviso legame con il Mediterraneo si rispecchia, del resto, in tutte le comuni tradizioni marinare, agricole e artigianali.
Le stesse feste legate al folklore e alle tradizioni popolari e religiose presentano profonde analogie, con processioni, celebrazioni e culti devozionali simili; similitudini nei rituali e nelle forme di espressione, legate al ciclo della vita, alle festività religiose e alle tradizioni agricole e marinare.
Proprio la religione, il Cattolicesimo nella fattispecie, ha avuto un ruolo centrale nella storia e nella cultura di entrambe le regioni, con numerosi luoghi di culto spesso caratterizzati da elementi di straordinaria comunanza. Emblematica è la somiglianza tra la Madonna Nera lignea, la Moreneta, del Monastero benedettino di Santa Maria de Montserrat, secondo tradizione ritrovata in una grotta nell’880, e la Madonna Nera in cedro del Libano del Santuario di Tindari, risalente all’VIII-IX secolo. A livello devozionale, analoghe similitudini si hanno con la Madonna di Altavilla Milicia o con la stessa Madonna Odigitria o dell’Itria, patrona della Sicilia, ricordata il martedì che segue la Domenica di Pentecoste, il cui culto è diffuso in diverse zone dell’isola e specialmente a Piana degli Albanesi.
Ma il legame tra Sicilia e Catalunya va oltre, manifestandosi anche nel comune sentimento identitario e indipendentista che le anima, con un forte attaccamento alla propria identità, alla propria Storia e cultura, alla propria Lingua e alle proprie tradizioni.
Il legame forte si respira nelle iniziative comuni che ci legano e di cui Sicilia-Catalunya aspira a essere solida testimonianza; nelle amicizie e nei legami personali, anche profondi, che ne sono spesso derivati; nelle simpatie sportive; così come nella stessa letteratura contemporanea.
A quest’ultimo riguardo, lo stesso personaggio del commissario Salvo Montalbano, uscito dalla fortunata penna dell’empedoclino Andrea Camilleri e la cui fama ha travalicato i confini continentali, trae il suo stesso nome da un omaggio da parte dell’autore allo scrittore catalano Manuel Vásquez Montalbán, il cui romanzo Il pianista fu d’ispirazione al primo grande successo di Camilleri, Il birraio di Preston: «Quando, in seguito, mi ritrovai tra le mani un personaggio giallo da delineare gli diedi il nome di Montalbano, prima di tutto perché si tratta di un cognome siciliano diffusissimo e in secondo luogo proprio come ringraziamento a Vásquez Montalbán»!
Il relatore apre il suo intervento esprimendo gratitudine per l’invito e sottolinea il legame personale e spirituale che lo unisce alla Madonna di Monserrato e alla Sicilia, regione che definisce la più “monserratina” d’Italia. L’incontro è l’occasione per condividere alcuni spunti sulla diffusione di questo culto mariano d’origine catalana in Italia, con un focus sulla Sicilia e in particolare su Palermo.
L’interesse per questo tema nasce da una vicenda personale: nel suo paese natale in provincia di Modena, si venera da oltre 400 anni una xilografia della Madonna di Monserrato. Da qui ha preso avvio una lunga ricerca, che ha rivelato una sorprendente diffusione del culto nel territorio italiano. In tutto il Paese, infatti, si contano 185 località legate al culto, di cui 54 in Sicilia (29%) e ben 15 nella provincia di Palermo (8%). A livello di beni artistici e testimonianze materiali, si registrano 255 elementi complessivi, con 83 in Sicilia (33%) e 13 solo nella città di Palermo.
Il culto ha origine nel ritrovamento, leggendario, della statua della Moreneta – la Madonna scura – nel 880 presso Montserrat, da cui nacque un importante santuario mariano. La diffusione del culto in Europa e in Italia fu favorita da molteplici fattori: religiosi (miracoli, pellegrinaggi, diffusione iconografica), devozionali (confraternite, santuari), economici (traffici mediterranei e migrazioni catalane), culturali e artistici (mecenatismo), oltre che da eventi storico-politici (sovrani devoti come Carlo V e Filippo II, che promossero la dedicazione di chiese in tutto il Regno).
In Sicilia, e soprattutto a Palermo, il culto si è radicato profondamente, lasciando tracce materiali e simboliche. Il relatore cita diverse testimonianze artistiche: la statua al Museo Diocesano, i dipinti in chiese come Santa Maria La Nova, la Gancia, San Domenico, Sant’Anna al Borgo e Palazzo
Abatellis, oltre alle numerose chiese dedicate alla Madonna di Monserrato nei quartieri cittadini e nel territorio palermitano.
Anche la provincia offre esempi notevoli: a Bisacquino vi sono chiese e statue dedicate, a Carini un dipinto su ardesia, a Castelbuono e a Terrasini edicole votive. Curioso il caso di Mongerrati e Munciarrati, frazioni tra Collesano e Isnello, i cui toponimi sembrano richiamare Montserrat, pur senza prove documentate di culto.
L’intervento dedica attenzione all’arte e all’iconografia della Madonna di Monserrato: la Vergine è spesso raffigurata seduta su un trono o una roccia, con il Bambino benedicente e la montagna di Montserrat sullo sfondo. Frequenti anche gli elementi simbolici, come il globo con il giglio a tre fiori e la montagna “segata”, rappresentata a volte con una sega retta da angeli o dai santi. Le stampe religiose, come quella di Jacques Granthomme, hanno avuto un ruolo fondamentale nella diffusione popolare del culto, offrendo esperienze “simulate” di pellegrinaggio e incentivando un’economia spirituale legata alle indulgenze.
Il relatore conclude auspicando che l’incontro non solo arricchisca la conoscenza culturale, ma anche stimoli una rinnovata curiosità e, magari, una nuova devozione consapevole verso questo affascinante culto mariano dalle radici antiche ma ancora vitali.
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